Non stai cercando un prodotto. Ne stai parlando con un’intelligenza artificiale. Ed è proprio lì che potrebbe comparire il prossimo annuncio.
Dopo aver cambiato il modo in cui cerchiamo informazioni online, infatti, ChatGPT entra anche nel mondo dell’advertising. Con ChatGPT Ads, OpenAI apre alle aziende un nuovo spazio pubblicitario all’interno dell’esperienza conversazionale: gli annunci possono comparire mentre gli utenti stanno esplorando un argomento, confrontando alternative o cercando una soluzione.
Il punto interessante è il momento in cui la pubblicità incontra l’utente: non più soltanto dopo una ricerca per keyword o mentre scorre un feed, ma nel mezzo di una conversazione.
ChatGPT Ads: cosa sono e quando sono arrivate?
Le ChatGPT Ads sono annunci pubblicitari mostrati all’interno di ChatGPT, separati dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale e chiaramente identificati come contenuti sponsorizzati.
OpenAI ha annunciato i primi test pubblicitari a gennaio 2026, avviandoli negli Stati Uniti dal 9 febbraio 2026 per gli utenti maggiorenni dei piani Free e Go.Da quel primo test il progetto si è progressivamente ampliato fino all’introduzione di un vero e proprio Ads Manager dedicato agli inserzionisti. A fine agosto 2026 è arrivato anche l’accesso self-service in Italia. Un passaggio importante, perché trasforma quello che inizialmente sembrava un esperimento in un nuovo canale da osservare molto da vicino per aziende, brand e professionisti del digital marketing.
Come funziona la pubblicità su ChatGPT?
Siamo abituati a costruire campagne intorno a keyword, interessi, audience e comportamenti. ChatGPT introduce una logica diversa: quella dell’intento conversazionale.
Per determinare la pertinenza di un annuncio possono entrare in gioco il contesto e l’intento della conversazione, insieme agli elementi della campagna, come landing page, headline, copy e indicazioni fornite dall’inserzionista. Queste ultime possono aiutare a indicare gli argomenti o le conversazioni in cui un prodotto o servizio potrebbe risultare pertinente, ma non funzionano semplicemente come le tradizionali keyword a corrispondenza esatta.
In altre parole, il passaggio potrebbe essere questo: da “che cosa sta cercando l’utente?” a “che cosa sta cercando di ottenere?”.Una differenza piccola solo in apparenza.
Dalla keyword alla conversazione
Immaginiamo un utente che chieda a ChatGPT: “Quale scarpa scegliere per iniziare a correre?” Oppure: “Sto organizzando cinque giorni in Islanda: cosa mi serve?” O ancora: “Quale software posso usare per gestire le fatture della mia piccola azienda?”. Dietro queste conversazioni non ci sono soltanto parole chiave. Ci sono bisogni effettivi e dei contesti.
Ed è qui che ChatGPT Ads apre uno scenario interessante per i brand: la possibilità di intercettare una persona mentre sta già ragionando su una scelta, confrontando possibilità o cercando una soluzione. La pubblicità entra quindi in uno momento diverso: la conversazione che precede una decisione.
Come sono fatti gli annunci su ChatGPT?
Gli annunci vengono mostrati separatamente dalle risposte di ChatGPT e sono chiaramente riconoscibili come contenuti sponsorizzati.Possono comprendere elementi come nome e logo dell’inserzionista, headline, descrizione, immagine e link verso una landing page.
Un aspetto fondamentale riguarda proprio la separazione tra advertising e risposta dell’intelligenza artificiale: gli annunci non determinano ciò che ChatGPT risponde all’utente. Il contenuto organico della conversazione e quello sponsorizzato restano quindi distinti.
Quanto costa fare pubblicità su ChatGPT?
Con ChatGPT Ads Manager, la piattaforma mette a disposizione degli inserzionisti strumenti per creare e gestire direttamente le campagne. Gli obiettivi possono comprendere visualizzazioni, clic e conversioni, con modelli di acquisto come CPM e CPC.
Non esiste quindi un unico “prezzo di ChatGPT Ads”: il costo dipende dalle caratteristiche e dagli obiettivi della singola campagna. Tra le metriche disponibili troviamo impression, clic, spesa, CTR, CPC medio, CPM medio e conversioni, con la possibilità di utilizzare anche parametri UTM per analizzare il traffico generato. Un ecosistema che nella struttura, assomiglia molto agli advertising manager che già conosciamo. A cambiare profondamente è però il contesto in cui viene inserito l’annuncio.
ChatGPT Ads sostituirà Google Ads e Meta Ads?
Più che parlare di sostituzione, oggi ha senso considerare ChatGPT Ads come un nuovo touchpoint nel customer journey. Google intercetta soprattutto una ricerca esplicita. I social lavorano su scoperta, interesse e attenzione. Le piattaforme conversazionali possono inserirsi in un altro spazio: quello in cui l’utente formula un problema, approfondisce le alternative e costruisce una decisione.
E questo potrebbe cambiare anche il modo di pensare alle creatività. Un annuncio inserito in una conversazione deve essere prima di tutto pertinente rispetto a ciò che la persona sta cercando di fare.La creatività pubblicitaria potrebbe diventare progressivamente sempre meno interruzione e sempre più una risposta utile a un bisogno.
ChatGPT Ads e privacy: gli inserzionisti possono leggere le conversazioni?
No. Secondo quanto dichiarato da OpenAI, gli inserzionisti non hanno accesso alle conversazioni degli utenti, alla cronologia delle chat o alle memorie personali e i dati degli utenti non vengono venduti agli advertiser.
Alle aziende vengono invece fornite le informazioni necessarie per misurare le performance delle campagne, come visualizzazioni, clic e altre metriche aggregate. La distinzione è importante: utilizzare il contesto di una conversazione per determinare la pertinenza di un annuncio non significa consegnare quella conversazione all’inserzionista.
In conclusione…
Search, AI Search e advertising stanno iniziando a convergere.
Per anni abbiamo lavorato per essere trovati quando qualcuno digitava una keyword sui motori di ricerca. Oggi stiamo imparando a costruire contenuti capaci di essere trovati, compresi e citati anche dai motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. Ora entra in gioco un terzo livello: essere presenti, attraverso contenuti sponsorizzati, proprio mentre quella conversazione sta avvenendo.
Per i brand diventano quindi ancora più importanti la chiarezza dell’offerta, la qualità delle landing page e la capacità di descrivere prodotti e servizi in maniera comprensibile e realmente aderente alle domande delle persone. Non è più soltanto una questione di farsi trovare. È una questione di essere rilevanti nel momento in cui nasce una decisione.
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